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1300 anni dell’abbazia di Novalesa

  • Isabelle DESARNAUD
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

La comunità monastica e la Città metropolitana di Torino sono pronte per celebrare i 1300 anni di fondazione dell’Abbazia di Novalesa.


Era il 30 gennaio 726, pieno inverno quando Abbone diede avvio alla fondazione dell’Abbazia: sono passati 1300 anni, il monastero benedettino ha vissuto periodi più o meno centrali nella storia delle Alpi, fino a quel 1972 quando la Provincia di Torino la acquistò dal Convitto Umberto I per non lasciare che andasse in rovina.

Un gesto importante che ha ridato vita nel tempo ad un luogo unico e speciale ed ha richiesto grandi investimenti economici per i restauri, parte dei quali è in corso proprio in questi mesi.


Sono passati 1300 anni, l’Abbazia in Val Cenischia ha vissuto periodi più o meno importanti e centrali nella storia al di qua e al di là delle Alpi, fino a quel 1972 quando la Provincia di Torino la acquistò per non lasciare che andasse in rovina. Un gesto importante che ha ridato vita nel tempo ad un luogo unico e speciale per storia, fede, arte e cultura.



La Comunità monastica benedettina ha predisposto per il 1300 anniversario dalla fondazione un programma ricco e significativo, con presenze illustri nel corso di tutto il 2026, fino alla conclusione del centenario il 15 ottobre, giorno della dedicazione della chiesa abbaziale quando un altro cardinale piemontese, monsignor Giorgio Marengo arriverà dalla Mongolia per concludere le celebrazioni.


Durante la cerimonia è stato rinnovato l’impegno a conservare l’abbazia, mantenendola come luogo di pace e di accoglienza: il cardinale Repole, il sindaco Lo Russo, il priore Michael David Semeraro, l’abate presidente della Congregazione Benedettina Ignasi Fossas e don Gianluca Popolla hanno sottoscritto una pergamena di rifondazione.


Il sindaco metropolitano Stefano Lo Russo ha consegnato un ricordo al priore dell’Abbazia che ha definito “un faro di spiritualità nel cuore delle Alpi, custode instancabile della regola ora et labora” rendendo omaggio “alla missione che la comunità monastica ha svolto e svolge con umiltà e costanza, preservando la tradizione millenaria che qui si respira”.




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