Due viaggi in Vietnam di p. Jean-Pierre Longeat[1]

Maggio-Giugno 20161

 

Nell’anno 2016 l’attenzione dell’AIM si è concentrata in modo particolare sul Vietnam. Nel mese di maggio ho fatto un viaggio nel Nord di questo paese, ad Hanoi, mentre nel mese di luglio mi sono recato a Ho Chi Minh Ville (Saigon) e nei dintorni. In questo lungo periplo ho avuto l’occasione di visitare una dozzina di monasteri.

 

Il cattolicesimo è presente dal XVII secolo. Su 92 milioni di abitanti, 5.658.000 sono cattolici, vale a dire il 7% della popolazione. Nel paese ci sono 26 diocesi divise in tre province ecclesiastiche.

 

paysagevietnamAlle fonti delle credenze e delle idee religiose

Dal punto di vista religioso, il Vietnam è soprattutto un incrocio, una cerniera importante tra il mondo cinese e quello indiano. In ogni periodo della storia, sono state proprio le energie spirituali di questo popolo a sostenerlo nei vari momenti tragici. Il popolo attinge spiritualmente al Buddhismo, al Confucianesimo e al Taoismo che segnano il modo di pensare e di agire delle persone. Il Buddhismo non rappresenta che il 10% della popolazione, ma il Confucianesimo impregna la vita familiare e il culto degli antenati viene praticato in modo ordinario in tutto il Paese.

In Vietnam l’immagine della pagoda è del tutto familiare. La parola pagoda indica il luogo in cui si venera la reliquia di un saggio; è anche un luogo di culto per i credenti della religione buddhista, che consiste nel compiere vari giri attorno alla pagoda, circolari, ottagonali o quadrati. Normalmente il luogo è animato dalla presenza di una comunità di monaci o monache buddhiste.

Il comunismo è ancora molto presente e attivo nel Paese, in modo più evidente al Nord. Le minoranze religiose sono sotto il controllo del regime anche se le cose vanno un po’ meglio rispetto al passato.

Nel nord del Paese si trova solo un monastero: l’abbazia di Châu Son, nella regione di Nihn Binh a sud di Hanoi, una comunità cistercense che appartiene alla Congregazione locale della Santa Famiglia.

A Hanoi ci sono circa centocinquanta preti impegnati nel ministero, mentre in seminario studiano circa trecento seminaristi!

 

ChauSonL’abbazia di Châu Son

Dopo aver visitato un poco la città, mi sono recato nel monastero di Châu Son a 120 chilometri da Hanoi. Mi accompagna un signore della parrocchia della cattedrale. Per arrivare al monastero bisogna attraversare una zona di foreste leggermente montagnosa. Dopo due ore e mezza di viaggio arriviamo all’ingresso del monastero. Châu Son significa «Montagna della perla», rispetto alla collina vicina, ed è un luogo di pellegrinaggio per la gente dei dintorni. Fondata nel 1936, l’abbazia è sopravvissuta a due guerre.

In monastero attualmente vivono 200 monaci con circa 2.000 cattolici nelle vicinanze. Dopo gli accordi di Ginevra (1954) un solo monaco rimase come custode ed è morto nel 1998 all’età di 85 anni. Gli altri sono fuggiti per fondare Châu Son Sud nel sud del Vietnam. Dopo la caduta del muro di Berlino, si sono presentati alcuni giovani, mentre il rinnovamento vero e proprio c’è stato a partire dal 2000, come negli altri monasteri del Sud e del Centro. Châu Son Nord è il monastero che ha più vocazioni nella Congregazione cistercense della Santa Famiglia. Nella comunità attuale solo 25 dei 200 monaci sono professi solenni. Tutti gli altri sono professi temporanei, novizi o aspiranti; soltanto un centinaio di monaci vive in monastero, mentre gli altri sono assenti o per la formazione oppure per impegni pastorali.

L’insieme del monastero è stato costruito tra il 1939 e il 1945 con mattoni fabbricati sul posto. Gli scavi fatti per procurarsi l’argilla necessaria alla fabbricazione dei mattoni hanno dato origine a canali che attualmente vengono usati per allevare pesci.

Il superiore del monastero è padre Dominique Savio che parla bene il francese avendo studiato teologia a Tolosa. I monaci hanno ingrandito il monastero già vasto. I corridoi del piano terra sono impressionanti e sopra ci sono altri due piani. Attualmente stanno costruendo una nuova ala per accogliere i candidati alla vita monastica.

Il lavoro della comunità è la fabbricazione di bottiglie e di bidoni per l’acqua, orticultura e piantagioni di riso, allevamento di maiali, polli e pesce; preparazione di candele, rosari in legno e statue di santi. Con queste attività i monaci riescono ad assicurarsi il necessario per la vita ordinaria del monastero. Nei week-end arrivano dei pullman da Hanoi per visitare il monastero, come pure persone che vogliono fare un ritiro.

Viene assicurata ogni giorno la celebrazione della Messa nella grotta della collina vicina, di difficile accesso, dove si venera un’immagine della Madonna di Lourdes.

Oltre alla visita del monastero, la partecipazione alla vita comunitaria e un incontro con i monaci, ho l’occasione di parlare a lungo con mons. Joseph, vescovo emerito di Hanoi, che risiede in monastero dopo aver dato le dimissioni. Mi fa presente quanto sia essenziale occuparsi della formazione dei giovani e si rende necessario trovare dei mezzi supplementari per assicurare al meglio questo servizio dato il numero consistente di giovani monaci in formazione.

Le celebrazioni liturgiche si svolgono nella grande chiesa con cura. Il momento di incontro con la comunità è stato molto interessante. Le domande piovevano da tutte le parti. Ciò che mi ha maggiormente colpito è stata l’ampiezza dei temi toccati e la grande libertà con cui le domande venivano poste. Una delle maggiori difficoltà di questa comunità è trovare un’occupazione per tutti i monaci e assicurare un inquadramento della vita del monastero sia dal punto di vista materiale che spirituale. Sarebbe importante che questa comunità potesse essere regolarmente visitata da monaci che vengono da altre parti del paese o dall’estero perché il punto di vista dei fratelli che vivono nel monastero possa essere arricchito.

Di ritorno ad Hanoi, ho incontrato di nuovo i preti come pure alcuni cristiani della diocesi e l’arcivescovo. Quest’uomo anziano (al momento della visita aveva 68 anni) è di una grande semplicità con sguardo limpido pieno di vitalità e di una irresistibile bontà. Mi ha spiegato che, venendo dal Sud, ha avuto bisogno di tempo per abituarsi alla mentalità del Nord che è molto diversa da quella della sua regione. È stato nominato vescovo dopo la dimissione di mons. Joseph e ben presto nominato cardinale. Abbiamo parlato di molti argomenti con grande fiducia. A un certo punto del nostro dialogo mi ha chiesto quale fosse il motivo del mio viaggio in Vietnam e dal momento che gli parlavo della mia visita al monastero di Châu Son nel quadro dell’attività dell’AIM, mi ha parlato di una giovane fondazione di Thien An, proprio nella sua diocesi: Hoa Binh. Ho manifestato la mia sorpresa per non aver mai sentito parlare di questo monastero. Non ha fatto altro che alzare il telefono per mettermi in contatto con il Priore per una visita improvvisata alla piccola comunità.

 

HoaBinhVisita del monastero di Hoa Binh

All’indomani della festa di Pentecoste, in cui ho presieduto l’Eucaristia in cattedrale per la comunità francofona, alla fine della celebrazione mi aspettava il Priore di Hoa Binh per partire alla volta del monastero. Dopo due ore di viaggio siamo arrivati in una zona montagnosa dove le strade si fanno sempre più strette: una chiesa appare! Si tratta della chiesa del villaggio dove si trova il priorato. Una volta arrivati attraversiamo un semplice portale e si parcheggia l’auto accanto ad una costruzione relativamente modesta. Un fratello ci accoglie. Nella casa salutiamo delle persone al lavoro in cucina e prendiamo il thé. Il monastero è stato fondato cinque anni fa. Padre François è stato mandato in perlustrazione dal padre abate di Thien An. Due anni dopo si sono aggiunti altri tre fratelli per organizzare le cose. Tutto è ancora molto semplice anche se non mancano i progetti e il programma dei lavori da fare è già alquanto preciso. Visitiamo la proprietà che si estende per cinque ettari, ma potrebbe anche diventare più grande. I monaci si dedicano a vari tipi di coltivazioni che rendono molto bene. I campi sono ben coltivati e la proprietà è circondata da un muro di cinta adeguato. L’avvenire sembra positivamente avviato per questa fondazione ancora in embrione. Mi spiace di non potermi trattenere di più in questo luogo significativo.

Il bilancio di questo viaggio è molto positivo. I contatti sono stati molto fraterni e profondi. Il desiderio di vita monastica dell’uno e dell’altro monastero è autentico. La situazione richiede un accompagnamento nella formazione e una buona possibilità di inquadramento. Di certo l’AIM può dare il suo contributo in questo senso. La Chiesa del Vietnam del Nord cerca di liberarsi e di svilupparsi. Gli aiuti sono benvenuti. Un discernimento è necessario.

 

Luglio 2016

Ecco il bilancio finale, fatto con padre Minh, del viaggio nel Viet-nam del Sud dove ho visitato i monasteri di Thu Duc, Thien Phuoc, Loc Nam, Thien Loc, Thien Binh, Vinh Phuoc, Phuoc Ly, Phuoc Son, Phuoc Thien.

  • Il Vietnam vive attualmente il suo trentennio glorioso da cui la Chiesa trae i suoi benefici. Questo nonostante i gravi problemi interni come l’esodo rurale, l’urbanizzazione e altri cambiamenti legati all’epoca e al contesto. La Chiesa del Vietnam ha ancora molte risorse (non si registra alcuna flessione della pratica religiosa da molto tempo). Nonostante l’evoluzione dei costumi per la Chiesa si prospetta un buon avvenire.
  • In questo contesto di sviluppo, la formazione è di grande importanza. Si tratta di preparare i formatori e per questo si impone un più grande coordinamento tra gli ordini monastici. Non si può pensare che ogni comunità si arrangi solo con i propri mezzi. Sarebbe meglio favorire la formazione sul posto con delle soluzioni condivise in particolare per gli aspetti propriamente monastici. Per gli studi teologici, l’Institut Catholique du Viet Nam (a Ho Chi Minh) apre le sue porte proprio quest’anno: perché non approfittarne?
  • Come permettere a queste comunità di avere fiducia in se stesse, senza dover fare ricorso all’autorità di una “potenza intellettuale straniera”? Individuando le loro ricchezze per alimentare uno sviluppo proprio della Chiesa locale e quindi anche del monachesimo.
  • Molti cristiani vengono dal Nord come pure i monaci e le monache e per questo ci può essere nelle comunità un certo squilibrio. Questa non è una novità. Nel 1954, nel momento in cui le diocesi del Nord si rifugiavano al Sud, c’era la stessa concorrenza tra regioni di provenienza. Sarebbe importante incoraggiare dei progetti che favoriscano il Nord senza dimenticare il grande Sud.
  • Nell’animo vietnamita c’è un fondo religioso e per questo il comunismo non è riuscito a imporre la sua ideologia. Come aiutare i giovani nell’approfondimento spirituale? Si può registrare talvolta nei monaci un interesse culturale legato anche a un certo bisogno di promozione sociale che la vita religiosa può permettere. Naturalmente lo stesso vale per il sacerdozio. Tutto ciò richiede un accompagnamento e un serio discernimento.
  • La sensazione che rimane a un osservatore straniero è quella di un cantiere aperto sia nella Chiesa che nella società civile, sotto diversi aspetti, sia a livello esteriore che nella costruzione interiore. All’interno delle comunità si rende necessario trovare un equilibrio tra lo sviluppo personale (meno evidente nella cultura vietnamita) e la coerenza della vita comunitaria che la cultura vietnamita integra a partire dall’esperienza vissuta in famiglia che, talora, fa molte pressioni.

 

La sera del 27 luglio, sono ripartito per la Francia. Due settimane e mezza non sono sufficienti per dare una percezione chiara della realtà monastica che si vive in questo Paese. Nondimeno lo scambio è stato arricchito da contatti concreti e da esperienze che vanno ben aldilà di ciò che se ne può dire quando si vedono le cose solo dal punto di vista dell’Europa.

 

[1] Per le notizie la redazione italiana del Bollettino riassume le presentazioni molto più ampie dell’edizione francese.